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BEATA MICHELINA (1300 - 1356)
19 giugno 

Nacque nel 1300 a Pesaro da una ricca e nobile famiglia, originaria di Farneto (l’antica famiglia “Deutaleve”, che nel XV secolo aveva preso il nome di Metelli”). Dopo aver ricevuto un’educazione adeguata al suo stato e aver sposato un nobile (alcuni dicono della famiglia dei Malatesta), rimase vedova a venti anni e, benché fosse ricca e avvenente, non volle più risposarsi, preferendo dedicarsi solo al figlio e al suo patrimonio.
Un incontro fondamentale per la sua vita fu quello con Soriana (o Sira), un’oscura pellegrina che aveva ospitato in casa  e che la colpì tanto con la sua bontà, religiosità e distacco dalle cose del mondo, da indurla a riavvicinarsi alla fede, dalla quale si era allontanata.
Dopo l’evento dolorosissimo della morte del figlio, rimasta sola, decise di diventare “terziaria” francescana, dispensando le sue ricchezze ai poveri.
Con la vendita del suo patrimonio beneficò chiese e ospedali, riscattò i carcerati per debiti, creò doti per zitelle ed orfani, riducendosi in povertà e vivendo di elemosina e penitenza (esistono ancora il suo cilicio intessuto di crine di cavallo, il cerchio di ferro con cui cingeva la vita e i “flagelli” o funicelle con cui si percuoteva durante le processioni).
Nel 1347, insieme al Beato Cecco, fondò la Confraternita dell’Annunziata, alla quale donò la sua casa nel quartiere di San Nicolò a Candelara, con lo scopo di assistere gli infermi e di seppellire i morti.
Macerata dai digiuni e dalle sofferenze, si ammalò gravemente e dopo aver promesso che avrebbe sempre protetto la sua Pesaro, spirò il 19 giugno 1356.
La salma venne trasportata in corteo dalla casa in cui la beata abitava (in un vicolo di fronte alla chiesa di San Cassiano oggi denominato via Michelina Metelli) fino alla Chiesa di San Francesco (attuale Santuario della Madonna delle Grazie)
Della sua vita si narra che un giorno, mentre ritornava da un pellegrinaggio in Palestina, dove si era recata ricordando i racconti di Sira, riuscì con una intensa preghiera a placare il mare burrascoso, che rischiava di far naufragare il suo piccolo vascello.
A pochi anni dalla sua morte, nel 1362, a Pandolfo Malatesta, Signore di Pesaro, accadde un episodio simile mentre tornava dalla Terra Santa; essendo egli scampato al naufragio per intercessione di Michelina Metelli, fece deporre il suo corpo dentro l’urna di marmo che ancora oggi si può vedere sul lato destro della cappella a lei dedicata nella chiesa di san Francesco (mentre l’urna attuale che racchiude il corpo è dono fatto dal papa Clemente XI nel 1708).
Il culto della Beata Michelina proseguì nei secoli fino ad essere approvato solennemente dal papa Clemente XII nel 1737.
Ma già nel 1393 il Vescovo Francesco III concesse alla Confraternita dell’Annunziata di celebrare ogni anno la festa dei fondatori Beati Cecco e Michelina e nel vecchio “Statuto della Magnifica Comunità Pesarese” veniva raccomandato di festeggiare la Beata Michelina come l’Assunta e San Terenzio.
Il quadro situato nella Chiesa della Madonna delle Grazie sopra l’altare della Beata, che la raffigura in estasi sul Calvario, è opera del pesarese G. B. Consoli ed è copia del pregevole dipinto L’estasi della Beata Michelina di Federico Barocci (1606), rapinatoci da Napoleone Bonaparte e successivamente collocato alla Pinacoteca Vaticana.
L’aspetto attuale dell’urna è frutto di un restauro del 1919.