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BEATO SANTE BRANCORSINI (1343 - 1394)
14 agosto 

Poiché i genitori pensavano per lui ad un futuro di avvocato, fu inviato a studiare Diritto a Urbino, ma, terminati gli studi, sentì di non essere portato per quella strada e ritornò al proprio paese.
Ma un drammatico avvenimento doveva sconvolgere la sua vita: mentre tentava di separare due amici in una rissa, accidentalmente ferì alla coscia uno dei due contendenti, che poco dopo morì per sopraggiunta infezione.
L’angoscia provocatagli da quell’omicidio, seppure involontario, gli fece comprendere che solo offrendo totalmente la sua vita a Dio avrebbe potuto trovare pace e perdono.
Perciò, nel 1362, Giansante decise di entrare nel vicino convento dei Frati Minori di Santa Maria di Scotaneto, dove, ritenendosi indegno di prendere interamente i voti, chiese di essere accolto come “fratello Laico” con il nome di “fra’ Sante”. 
Visse totalmente dedito al servizio dei poveri e degli infermi, sottoponendosi a una serie infinita di punizioni corporali, fino a chiedere e ottenere dal Signore di avere la stessa piaga e gli stessi dolori sofferti dall’amico ucciso.
La piaga inguaribile, le mortificazioni, la rigida disciplina affievolirono sempre più il suo fisico, finché nella notte tra il 14 e il 15 agosto, nella festa della Madonna Assunta del 1394, chiuse la sua vita terrena.
Al momento della sua morte sul campanile del Convento brillò improvvisamente una luce misteriosa e al mattino una folla di fedeli si recò a rendere omaggio al fraticello, già ritenuto santo. Addirittura fu necessario porre le guardie per evitare che il corpo, divenuto improvvisamente bello e profumato da pallido e macilento che era, venisse danneggiato per ricavarne delle reliquie.
Fu sepolto nella fossa comune dei frati nonostante il parere contrario del Magistrato e del popolo. Ma quando, nel 1395, si vide sul terreno fiorire un giglio che aveva, come venne constatato, le radici nel cuore del Beato, il suo corpo venne disseppellito e tumulato in una modesta tomba scavata nel muro della chiesa del convento, a sinistra dell’ingresso.
Solo nel 1769, dopo la “ricognizione canonica” delle reliquie ordinata dall’Arcivescovo di Urbino, le spoglie di “frà Sante” furono collocate sotto l’altare di una Cappella a lui dedicata in fondo alla navata minore della chiesa.
A  questa traslazione seguì il Decreto di approvazione del culto del Beato del Papa Clemente IV, l’undici agosto del 1770 e, nel 1802, la concessione dell’Ufficio fatta dal Papa Pio VII all’Ordine Serafico ed alle Diocesi di Pesaro, Urbino e Fano.