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SANTI DECENZIO E GERMANO 29 ottobre

I due fratelli, Decenzio Vescovo e Germano Diacono, sono gli unici (oltre a San Terenzio) di cui ci rimane memoria tra i tanti martiri che anche a Pesaro suggellarono col sangue la loro fede.Ce n’è stata tramandata la vita da una leggenda raccolta da Tommaso Diplovatazio nel suo “Chronicon Pisauri” scritto nei primi anni del 1500.I due fratelli, originari della Britannia e convertiti alla fede cristiana nel 296 a Roma, giunsero a Pesaro dopo essersi miracolosamente liberati dal carcere in cui erano stati rinchiusi, perché cristiani, mentre stavano ritornando da Roma in patria. Ordinati entrambi ministri del Signore, uno Vescovo l’altro Diacono, fecero opera di evangelizzazione così fruttuosa da scatenare l’odio dei pagani, che li uccisero barbaramente a colpi di bastone nella notte del 28 ottobre 312, proprio nel tempo in cui l’imperatore Costantino entrava vittorioso in Roma, dopo aver sconfitto Massenzio sul Ponte Milvio grazie alla Croce, portando la libertà per la Chiesa. I corpi dei due martiri, gettati dagli uccisori in mare, vennero restituiti dalle onde e risospinti lungo il corso del Genica poco lontano dalla città di Pesaro, dove vennero ritrovati e sepolti da alcuni fedeli. Proprio su quel luogo venne costruita la prima Basilica che, grazie alla vittoria di Costantino, anche Pesaro poté avere: essa fu dedicata a Decenzio e Germano dal Vescovo, che la fece ornare di affreschi perché ne rimanesse la memoria alle più lontane generazioni. Nel 1625, secondo lo Zacconi, nella cripta della Basilica venne ritrovato il sarcofago ravennate di marmo del sec. VII con i resti dei due Santi fratelli collocati dentro una cassa rivestita di seta, di circa un metro. Si dubita tuttavia che le reliquie siano ancora nel vecchio sarcofago. Quando esso fu successivamente rinvenuto, nel 1913, infatti, il coperchio era rotto da un lato e, nella ricognizione fatta da Mons. Teti, furono trovate solo quattro cassettine di legno di forme e dimensioni diverse, piene di frammenti di ossa e in parte anche di terriccio, ma senza indicazioni di sorta. Si racconta che nel 1808 l’abate Monatti, pensando di porre in salvo le reliquie dei due Santi, le avrebbe estratte nascostamente e le avrebbe portate con sé a Cremona; ma durante la traversata del Po, una piena improvvisa del fiume avrebbe travolto la zattera che portava gli oggetti suoi e degli altri passeggeri, facendo diperdere il prezioso carico. La distruzione degli affreschi che ornavano la Basilica ci ha impedito di raccogliere ulteriori indicazioni sull’origine e sulla devozione dei due Santi martiri. Rimane per fortuna almeno una traccia dell’affresco della cripta, dove sono raffigurtati, ai lati, San Germano Diacono e Costantino e, al centro, San Decenzio e San Terenzio con abiti vescovili.
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