MESSAGGIO DEI VESCOVI DELLA METROPOLIA IN OCCASIONE DELLA SANTA PASQUA

MESSAGGIO DI PASQUA DEI VESCOVI DELLA METROPOLIA
Piero Coccia, Arcivescovo di Pesaro
Giovanni Tani, Arcivescovo di Urbino Armando Trasarti, Vescovo di Fano
29 marzo 2021

Carissimi fedeli,
si sta avvicinando la celebrazione del grande mistero pasquale, fondamento della fede e della speranza cristiana.
Una fede e una speranza che oggi sono messe a dura prova nel confronto con la realtà, perché la terribile pandemia, le guerre, le ingiustizie, gli squilibri sociali e ambientali, le violenze sempre più efferate contro le donne o i bambini innocenti e tanti altri mali, gravano sul nostro animo come un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro di Cristo.
Siamo tentati di cedere allo scandalo e allo scetticismo, di smarrire la speranza nel destino buono promesso da Cristo e la certezza della radicale positività della vita.
Questo dolore e questo smarrimento non sono un fatto nuovo: anche la fede e la speranza degli Apostoli in Gesù furono messe a durissima prova dallo scandalo della croce; anche gli Apostoli si ritrovarono perplessi e disorientati di fronte alla passione e morte del loro Maestro.
Paradossalmente, però, le ferite di oggi e di allora sono preziose, perché invitano a riconoscere il volto autentico di Dio, rivelatoci da Cristo: non un Essere che ci guarda dall’alto dei cieli, insensibile e indifferente alle nostre sofferenze, ma un Dio che si carica delle piaghe della nostra umanità, ne ha compassione, le fa proprie.
Ma come è accaduto che la fede quasi spenta degli Apostoli si sia poi riaccesa?
E’ accaduto perché essi videro il sepolcro spalancato di Cristo e incontrarono Lui stesso risorto.
Non fu un sogno, un’illusione, un’immaginazione soggettiva. Gli Apostoli, come ebbe a dire una volta Papa Luciani, erano gente “sana, robusta, realista, allergica ad ogni forma di allucinazione”. Non fu la fede degli Apostoli a inventarsi la resurrezione. Al contrario, fu la resurrezione a rigenerare la fede e la speranza degli Apostoli.
E’ la resurrezione dunque, unica vera novità della storia, che deve essere la sorgente anche della nostra fede e della nostra speranza oggi. Se il cristianesimo fosse meno di questo, sarebbe ridotto a un nobile e grande patrimonio morale, che però non avrebbe retto e non reggerebbe all’urto dei tanti tsunami della vita. Solo se Gesù è risorto è avvenuto qualcosa che cambia veramente il mondo e la condizione dell’uomo.
Certo, dobbiamo verificare nella nostra vita se questo è vero. La resurrezione, per essere credibile, non può riguardare solo l’aldilà, ma deve investire anche le circostanze concrete e sensibili dell’al di qua. Il cristianesimo, come disse Romano Guardini, “è una religione materialista, è l’esaltazione della realtà concreta, l’affermazione del carnale”.
Solo la verifica ci permette di vedere se la nostra fede è la ripetizione meccanica di una formula oppure un giudizio che ci permette di affrontare la realtà senza paura, senza la pretesa di averne tutte le spiegazioni, ma anche senza esserne vinti; anzi ci permette di lavorare con un atteggiamento costruttivo e pieno di affezione.
Verificare la resurrezione significa anche riconoscerne i tanti segni presenti nella realtà: ogni gesto infatti di lotta contro il buio, il male, l’egoismo – e ne abbiamo visti tanti! – è un segno, per quanto povero e caduco, del mistero della resurrezione. E’ una forma di partecipazione alla signoria di Cristo sul male e sulla morte.
La Chiesa ci rende presente e contemporaneo Cristo risorto: è una verità che spesso abbiamo pudore ad affermare, tanto ci sembra esagerata. Ma di fronte alle nostre fragilità, che corrompono inevitabilmente quella spinta al bene che pure c’è in tutti, la Chiesa continua a ricordarci che il Signore, con la potenza della sua Risurrezione, può far risorgere noi e le nostre comunità dalle macerie causate dall’ingiustizia, dalla divisione e dal rancore.
La Chiesa continua a ricordarci che il Dio della Misericordia resta l’ultima parola su tutte le brutte possibilità nostre e della storia.