SANTA MESSA E SALUTO ALL’ARCIDIOCESI DI S. E. MONS. PIERO COCCIA – Sabato 23 aprile ore 18.30 – Basilica Cattedrale

S. E. Mons. Piero Coccia

Omelia in occasione di saluto alla comunità cristiana

al termine del suo ministero episcopale nell’Arcidiocesi di Pesaro

 Pesaro, Basilica Cattedrale 23 aprile 2022

Cari fedeli,

il sentimento dominante in me in questo momento è uno solo: quello del rendimento di grazie al Signore per tutto ciò che mi ha dato. Per la vita, per il battesimo, per la vocazione al sacerdozio e per il ministero di Vescovo che ho vissuto nella chiesa di Pesaro e in terra pesarese. Quando ripenso a tutto ciò che il Signore mi ha donato mi sento fortemente in debito nei suoi confronti e mi chiedo sempre se sono stato all’altezza dei compiti che mi ha affidati. Compiti che la liturgia di oggi, seconda domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia) riferisce in particolar modo agli apostoli e quindi ai loro successori: i vescovi.

Gli Atti degli apostoli (5, 12-16) ci hanno ricordato come gli apostoli compivano segni e guarigioni.

Mi chiedo se nei miei diciotto anni sono stato segno dell’amore di Dio, quell’amore che guarisce i cuori affranti.

San Giovanni nell’Apocalisse (1, 9-11a.12-13.17-19) dice di avere la visione del Cristo Risorto e di udire una voce potente che gli dice: “Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese”.

Mi domando se sono stato un vescovo fedele nell’ascoltare il Signore e nel comunicarlo alla chiesa a me affidata.

Da ultimo il Vangelo di Giovanni (20, 19-31) ci riferisce dell’apparizione di Gesù Risorto agli apostoli e dell’incredulità di Tommaso.

Mi interrogo per vedere se sono stato nel mio ministero un uomo di grande fede e se ho saputo trasmetterla in modo incisivo. Fin qui la provocazione della liturgia della parola.

Ripensando ai miei 18 anni trascorsi con voi, registro anche io manchevolezze e insufficienze. Tuttavia posso dire con tutta sincerità che il mio impegno di pastore è stato sempre totale. Non mi sono lasciato prendere da calcoli, da carrierismi, dall’ossessione del consenso e dalla voglia smaniosa di apparire. Non sono stato a prua della nave a sventolare la bandiera ma nella stiva per far funzionare al meglio il motore e mandare avanti l’imbarcazione, a volte anche in acque tempestose.

Ma voglio aggiungere una constatazione oggettiva. I miei 18 anni trascorsi a Pesaro sono passati velocemente e sono stati segnati profondamente dall’esperienza di un trapasso culturale, sociale ed ecclesiale di eccezionale portata. Un trapasso che ci ha visti protagonisti e qui parlo al plurale perché tante esperienze le abbiamo vissute insieme ed hanno costituito una sfida inedita a cui insieme abbiamo cercato di dare risposta.

A livello culturale abbiamo assistito ad un radicale cambio della cifra interpretativa della vita e quindi del suo approccio. Oggi ci troviamo di fronte a criteri valutativi ed operativi diversi dal passato. Avvertiamo il senso della precarietà, dell’incertezza, della fragilità della condizione umana e quindi anche della volontà di “consumare” in fretta quanto la vita ci offre.  Magari con un indebolito senso di responsabilità nei confronti del futuro. Questa considerazione non è da poco perché ci mette davanti ad un quadro culturale con cui dobbiamo ancora confrontarci, come comunità cristiana.

A livello sociale, anche se non sempre ne abbiamo avuto piena coscienza, abbiamo vissuto dei passaggi quasi violenti che hanno profondamente modificato la società anche quella di Pesaro. Ne sottolineo alcuni.

La crisi finanziaria del 2008 che ha prodotto un rilevante tasso di disoccupazione anche nel nostro territorio.

Il fenomeno delle emigrazioni che ha trasformato profondamente il tessuto sociale della nostra comunità, rendendola sempre più multietnica, sempre più multiculturale e multireligiosa.

L’aumento delle vecchie e nuove povertà a tutti noi note.

L’infiltrazione nel nostro territorio di virus sociali ed economici pericolosi.

E come disconoscere l’esperienza del Covid che in questi ultimi anni ha stravolto i nostri stili di vita, prodotto ferite insanabili nelle famiglie con la scomparsa di tante persone care (compresi alcuni sacerdoti diocesani), messo a dura prova non solo il settore della sanità ma l’intero sistema sociale, producendo una serie di difficoltà a cui comunque anche qui abbiamo cercato di dare soluzione.

Anche a livello ecclesiale abbiamo vissuto e stiamo vivendo un trapasso di straordinaria portata. Oggi posso dire che lascio una chiesa profondamente diversa da quella che ho trovato. Tante cose sono cambiate e stanno cambiando.

Anche la nostra chiesa particolare di Pesaro si è sentita fortemente sollecitata da questo radicale cambiamento a cui ha cercato di dare risposta. Faccio alcuni, anche se non completi, riferimenti legati ai miei diciotto anni di ministero episcopale:

L’impegno costante nel dare attuazione agli Orientamenti pastorali della chiesa italiana in Diocesi con i Convegni di inizio anno che, di volta in volta, hanno delineato il cammino delle nostre comunità: parrocchie, gruppi, movimenti, associazioni.

L’attenzione puntuale alla formazione e all’aggiornamento del clero.

Il notevole e costante investimento di risorse nella formazione e nella responsabilizzazione dei laici sia a livello di Curia come anche di parrocchie.

L’impulso dato alla pastorale degli oratori e l’attenzione riservata al mondo giovanile.

La costituzione delle Unità pastorali con l’unificazione di più parrocchie. Processo questo che necessita di ulteriore sviluppo.

La valorizzazione pastorale delle Vicarie che necessitano anche esse di una urgente revisione.

La mia presenza costante nelle comunità per confermarle nella fede attraverso celebrazioni liturgiche, specie delle cresime, e con incontri pastorali di vario tipo.

La straordinaria esperienza della Visita pastorale che mi ha consentito di essere presente in tutte le parrocchie per una intera settimana, dandomi la possibilità di conoscere a fondo le comunità, rilevandone gli aspetti positivi come anche le difficoltà e per di più di relazionarmi a tante realtà presenti sul territorio: le scuole, i luoghi istituzionali, gli ambiti di lavoro, le strutture sanitarie, ecc. A questo proposito ringrazio tutti per l’accoglienza ricevuta.

Il totale rinnovamento dei parroci nella guida delle cinquantaquattro comunità parrocchiali.

La presenza nella nostra Arcidiocesi di sacerdoti provenienti da chiese sorelle a cui va la nostra gratitudine. Gratitudine che esprimo anche alle comunità parrocchiali e all’intero presbiterio per l’accoglienza loro riservata e per la collaborazione loro data.

Non voglio dimenticare l’impegno e la fatica nel riorganizzare la vita della diocesi nel suo insieme con la creazione di nuovi organismi pastorali ed anche la realizzazione di non poche strutture nuove o restaurate.

L’incremento della vita della Metropolia a vari livelli ed in diversi ambiti della pastorale.

Abbiamo anche affrontato, come il Santo Padre ha sottolineato nella lettera fattami pervenire tramite la Nunziatura, situazioni “delicate e complesse”.

Con fede e fiducia, con determinazione e decisione, abbiamo continuato il nostro cammino confortati dalla grazia del Signore che non ci è venuta meno e con lo stile di sempre, fatto di silenziosità e laboriosità, lontano dall’ossessione di voler apparire a tutti i costi. Ora si tratta di proseguirlo con lo sguardo rivolto al futuro, con un cuore aperto a 360 gradi per affrontare nuove sfide e nuove prospettive per la nostra chiesa e con un profondo e convinto spirito di comunione e di collaborazione con il nuovo pastore, l’Arcivescovo Sandro a cui rivolgo un affettuoso saluto e a cui consegno una chiesa in salute.

A me non rimane altro che ringraziare il Signore per il dono del ministero episcopale vissuto in terra pesarese che ho avuto modo di apprezzare e dove ho fatto tante esperienze, conosciuto tante persone, trovato tanta accoglienza.

Ringrazio il popolo di Dio che ho cercato di servire con amore, dedizione e passione apostolica. Popolo che mi ha segnato profondamente per la testimonianza di fede che mi ha dato.

Ringrazio i sacerdoti, i diaconi, le religiose, i religiosi, le consacrate, i consacrati, gli operatori pastorali per aver potuto vivere con loro un lungo tratto di strada nello spirito della comunione, della corresponsabilizzazione e della collaborazione, elementi questi che hanno accresciuto notevolmente il senso di appartenenza alla nostra chiesa.

Ringrazio i collaboratori più diretti che hanno lavorato con me a livello pastorale ed amministrativo e che mi sono stati di grande aiuto con la loro competenza ed esperienza. Tra questi in primo luogo, non potendo citarli tutti, cito don Stefano Brizi intelligente e paziente Vicario generale, senza dimenticare l’Economo generale rag. Elio Macchini e la responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali nonché mia portavoce la professoressa Paola Campanini. In tutti questi anni insieme a tanti altri, sono stati al mio fianco con ammirevole fedeltà.

Ringrazio il Sig. Silvano Fabbri, infaticabile responsabile della Segreteria.

Ringrazio suor Lucia e suor Maristella per la loro qualificata presenza nella scuola e per la generosa ed intelligente collaborazione che mai mi hanno fatto mancare.

Ringrazio tutte le Istituzioni con cui ho sempre avuto un felice rapporto ed una sincera collaborazione nel rispetto delle competenze specifiche.

Lascio questa comunità diocesana con animo molto sereno e con una duplice certezza. La prima: quanto abbiamo costruito insieme rimane e avrà ulteriore sviluppo con l’Arcivescovo Sandro. La seconda: il legame che viviamo nella preghiera e con la preghiera rimane per tutti noi un’esperienza di comunione inscalfibile, destinata a perdurare al di là del tempo e della nostra diversa collocazione geografica.

La Vergine delle Grazie e San Terenzio ci accompagnino nel cammino che ci attende.

Sia lodato Gesù Cristo.

+ Piero Coccia