Museo Diocesano – Arcidiocesi di Pesaro

Palazzo Lazzarini via Rossini 53
Arcidiocesi di Pesaro

tel.: 0721 371219
E-mail: museo@arcidiocesipesaro.it

Per visite guidate e didattica
tel.: 0721 68095
E-mail: beniculturali@arcidiocesipesaro.it

orario  ottobre-maggio:
sabato, domenica 16-19


orario  giugno-settembre:
giovedì 16.30-22.30, sabato e domenica 16.30-19.30

Ingresso 4 euro intero , 3 euro ridotto (fino a 25 e over 65 anni, gruppi minimo 15 persone);
include ingresso alla Chiesa del Nome di Dio

accesso disabili si

Il Museo Diocesano

Aperto al pubblico dal 2006 il Museo Diocesano testimonia l’operato della Chiesa pesarese nel tempo, nel magistero pastorale della memoria e della bellezza.

Il patrimonio ecclesiastico storico-artistico e archeologico custodito al suo interno, precedentemente esposto a rischi di custodia e dispersione tra depositi temporanei ed edifici sacri ormai chiusi al pubblico, trova  la sua valorizzazione all’interno di una sede espositiva adeguata che ne garantisce la fruizione e la conoscenza.

Dal punto di vista museografico, il principio ispiratore è stato quello di non soffocare gli spazi con un numero eccessivo di oggetti in esposizione, valorizzando piuttosto il significato di ogni singolo manufatto in chiave evocativa nel rapporto con il pregevole contesto architettonico. Il progetto di allestimento,  la selezione dei reperti e i testi degli apparati didattici sono stati curati nel rispetto degli standard museali nazionali (fig. 1).

Il percorso museale si articola in due sezioni distinte per tipologia e a progressione cronologica: la Sezione Archeologica e quella Storico-Artistica. La visita inizia dalla Sezione Archeologica suddivisa in tre sale. Nella sala del Sarcofago di San Decenzio  si viene idealmente a ricomporre quel piccolo antiquarium che sorgeva nell’atrio del palazzo vescovile nel 1775 per volontà del vescovo Gennaro Antonio De Simone (Ginestra 1714-Terni 1780), appassionato cultore di antichità. Elementi unificanti della sala sono i due sarcofagi: quello monumentale, proveniente dalla chiesa cimiteriale di San Decenzio, magnifica attestazione dell’arte ravennate dell’inizio VII secolo e l’enigmatico sarcofago altomedievale, detto di Ginestreto dal suo luogo di ritrovamento, datato alla metà circa dell’VIII secolo (fig. 2). Ad essi si affiancano eleganti epigrafi funerarie romane e pregevoli capitelli marmorei rilavorati e riutilizzati in epoca medievale. Nella sala dei Mosaici, attraverso alcuni lacerti musivi staccati dal pavimento superiore del Duomo, si ha modo di addentrarsi nella doppia sovrapposizione dei  suoi preziosi litostroti pavimentali, il primo del IV-V secolo d.C. con raffinati e geometrici motivi decorativi e il secondo denso di significati simbolici di matrice bizantina e medievale ascrivibile dalla metà del VI secolo d.C. fino al XIII, visibile dagli oculi in vetro-cristallo della Cattedrale (figg. 3-4). Il percorso espositivo prosegue nella successiva Sezione storico-artistica che si dispiega in sei sale. La sala dell’Eucarestia documenta aspetti della liturgia; vi primeggia la pisside eburnea, testimonianza bizantina eccezionale, ricavata da una zanna di elefante verso il VI secolo d.C.; in essa sono raffigurati con tratto tagliente e marcata resa realistica, tre miracoli evangelici (fig. 5). La sala della Confraternita del Santissimo Sacramento (fig. 6-7) testimonia l’operosità di questa associazione laica, una delle tante che animavano il tessuto religioso cittadino nel XVI secolo; la sala del Lazzarini e del ‘700 pesarese mostra la ricchezza culturale ed artistica del secolo, una stagione vitalissima, di cui proprio il canonico-pittore fu massimo esponente, ravvisabile nella preziosità degli oggetti e dei dipinti esposti (figg. 8-9). Le stanze successive documentano la vivacità della committenza ecclesiastica pesarese: dai paramenti liturgici (fig. 10), soprattutto settecenteschi, della sala dei Tessuti, caratterizzati dalla varietà dei motivi decorativi alla produzione lignea marchigiana dei secoli XVII e XVIII raccolta nella sala della Scultura Lignea (fig. 11), fino ai manufatti di argentieri romani e marchigiani in prevalenza del secolo XIX della sala degli Argenti, dove si chiude il percorso di visita.

Nel corso del tempo il Museo si è progressivamente ampliato con l’inserimento di nuove opere restaurate e l’aggiornamento delle proposte espositive (fig. 12). Attualmente, nel corridoio superiore è in fase di allestimento una piccola galleria di dipinti che, attraverso la presenza di opere di personalità artistiche significative, indaga l’evoluzione della pittura pesarese nel corso del XVII secolo.

Il Palazzo

Il Museo diocesano si dispiega negli spazi sotterranei di Palazzo Lazzarini, che si erge con una semplice ed elegante facciata neoclassica di fronte al Duomo (fig. 13) e venne edificato come Seminario cittadino a partire dal 1785 per opera di due architetti: il pesarese Giannandrea Lazzarini (Pesaro 1710- 1801), che ne fu il progettista, ed il camerinese Giovanni Antinori (Camerino 1734-Roma 1792), a cui venne affidata la revisione della fabbrica nel biennio 1788-90.

In realtà il Palazzo fu costruito su antiche preesistenze, infatti il primo nucleo seminarile in città è datato al 1575 sotto il vescovo Giulio Simonetta e successivamente riformato durante l’episcopato di Cesare Benedetti, precettore e consigliere dell’ultimo duca roveresco Francesco Maria II.

Il nucleo attuale, frutto di alcune radicali trasformazioni dovute ai lavori del 1905-1919 per quanto riguarda l’organizzazione spaziale interna.

La semplice ed elegante facciata settecentesca a due piani con mezzanino è realizzata con mattoni faccia a vista. La massiccia cornice marcapiano e tutte le finiture decorative sono realizzate in pietra arenaria locale, materiale particolarmente apprezzato per il caldo effetto finale sulle superfici murarie.

Al centro del prospetto si erge il pregevole portale sormontato da timpano ad arco e impreziosito con decorazioni a volute, festoni vegetali, lampade sacre secondo il gusto dell’epoca (fig. 14).

Elemento di spicco del palazzo è l’atrio sormontato da volta a botte e colonne di ordine dorico; da esso si procede verso il vestibolo e lo scalone di rappresentanza, attraverso il quale è possibile cogliere la cifra stilistica dell’architetto Giannandrea Lazzarini, qui improntata non tanto all’ecclettismo antiquario di precedenti interventi in città, come nei palazzi Olivieri-Macchirelli (1749) e Toschi-Mosca (post 1760), quanto ad un classicismo di estrema sintesi, dal severo rigore formale, attraverso l’accentuata geometrizzazione delle linee architettoniche (fig. 15).

Due rampe di scale convergenti immettono su di un corridoio aperto voltato da crociere; questo elemento funge da diaframma dilatando lo spazio dell’ingresso ed è concepito come scenografica soluzione che introduce lo sguardo dello spettatore verso la corte interna (fig. 16).

Il seminterrato del palazzo, ove ha sede il Museo diocesano, è caratterizzato da una serie di ambienti di servizio che subirono nel corso del XIX e XX secolo modifiche ai vani di accesso in parte tamponati, poiché adibiti a cantine e dispense.

Il complesso che si articola sotto il piano stradale, oggi integralmente recuperato, presenta un’interessante fenomeno che ne interessa le superfici murarie e documenta la storia edilizia del palazzo. Le sale sono infatti caratterizzate da pregevoli volte a botte settecentesche che si innestano tuttavia su e possenti murature e pareti in pietra di antichissima memoria, alcune di epoca romana e medievale, ad attestare la preesistenza in quest’area di edificazioni molto più antiche, inserite nel palinsesto strutturale della riedificazione settecentesca del Seminario.

(Testo e immagini: Ufficio Beni Culturali/Arcidiocesi di Pesaro)