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Chiesa del Nome di Dio (non officiata)
Via Petrucci
61121 Pesaro

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Commissionata nel 1577 dalla Confraternita pesarese del Nome di Dio, sorta quattro anni prima, la chiesa è l’unico edificio in cui si opera una sintesi tra architettura barocca e scenografia.
L’interno ha mantenuto la fisionomia originaria, mentre l’esterno, che nel 1763 era stato impreziosito da un portale in pietra d’Istria (opera di Gianandrea Lazzarini) è stato trasformato nel 1912.
La costruzione si sviluppa secondo un piano longitudinale ed è dotata di una sagrestia che conserva ancora i sedili per le riunioni dei Confratelli e le tele originarie di Giuseppe Oddi. Nel patrimonio artistico della chiesa sono ancora oggi conservati tutti gli oggetti dell’antica Confraternita, in particolare tutto quanto le serviva per esercitare la propria funzione di addetta ai funerali dei cittadini meno abbienti e dei giustiziati, compresi i carri funebri.
L’atmosfera interna della chiesa è inquietante con la sua completa tappezzatura di quadri scuri e la ricchezza degli ori. Ricorda quella atmosfera controriformistica neomanierista che si respirava ai tempi del committente Francesco Maria II della Rovere, il quale, avendo soggiornato per tre anni alla corte di Filippo II di Spagna, ne era rimasto affascinato.
La stessa Confraternita del Nome di Dio adottò la regola della Confraternita spagnola di Burgos.
La chiesa vanta un patrimonio artistico fra i più significativi della nostra città: il soffitto mostra grandi tele, inserite in strutture a cassettoni, raffiguranti la morte (lo scheletro), l’Inferno, il trionfo del Nome di Dio e l’Immacolata Concezione (la salvezza). Sono opera dello scenografo Giovanni Cortese e del pittore pesarese, anche lui confratello, Gian Giacomo Pandolfi, eseguite tra il 1617 e il 1619. Anche le pareti risentono della mano del Pandolfi, che ne eseguì i decori con la collaborazione di Niccolò Sabbatini.
La pala d’altare, che rappresenta la Circoncisione di Gesù, è del pittore Carlo Paolucci (1738-1803), copia dell’originale di Federico Barocci, asportato dai napoleonici e oggi esposto al Museo del Louvre di Parigi.
Attualmente la chiesa, che per la sua ricchezza potrebbe costituire un museo, è aperta d’estate ai turisti ed è sede di prestigiosi concerti che ne valorizzano l’organo seicentesco.
Nella altre stagioni si può visitare secondo orari prestabiliti.

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