Francescani Minori Santuario del Beato Sante – Arcidiocesi di Pesaro

c/o Santuario Beato Sante
61024 Mombaroccio (PU)
Tel.: 0721 471122
Fax: 0721 470335
E-mail: beatosanteofm@gmail.com

Francescani Minori Santuario del Beato Sante - Arcidiocesi di Pesaro

Componenti la comunità: 4

Padre Renato Martino – Guardiano. Parroco delle Parrocchie dei Santi Vito e Modesto in Mombaroccio, Santa Susanna in Villagrande di Mombaroccio. Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano
Padre Tommaso Fiorentini – Confessore
Padre Alvaro Rosatelli – Vicario delle Parrocchie dei Santi Vito e Modesto in Mombaroccio, Santa Susanna in Villagrande di Mombaroccio. Vicario Foraneo della Vicaria 4 “San Michele Arcangelo”
Padre Francesco Neroni – Confessore

Cenni storici:

Il Convento-Santuario del Beato Sante, sito nel comune di Mombaroccio, parrocchia di Villagrande, dista 18 km. da Pesaro. Il convento fu fondato per desiderio del Serafico Padre Francesco d’Assisi nell’anno 1223, su richiesta delle popolazioni di Montegiano, Montemarino e Campo Cailo (Cairo di Mombaroccio) essendo Rettore del territorio Don Oddone in Montemarino. Il 21 agosto 1351 fu consacrata la chiesa (poi ingrandita) dal vescovo Pietro di Fano e Ondedeo degli Ondedei di Pesaro e fu dedicata a S. Maria di Scotaneto. Nel 1368, nell’annesso convento, riceveva l’abito dei frati minori il giovane Giovanni Sante Brancorsini (n. nel 1343 a Montefabbri) in qualità di fratello converso, assumendo il nome di frate Sante. Dopo una vita eroica passò all’Eternità il 15 agosto 1394. Il culto ininterrotto fu confermato da Papa Clemente XIV nel 1770. Questi, dopo una vita eroica per umiltà, sacrifici, preghiera e carità, passò all’Eternità il 15 agosto 1394 e, grazie ai numerosi miracoli che avvenivano in suo nome, venne da subito considerato santo. Il culto ininterrotto, confermato da Papa Clemente XIV nel 1770, contribuì a rinnovare la denominazione del luogo da quella di S. Maria di Scotaneto a quella di Santuario del Beato Sante. La chiesa ed il convento, lungo i secoli, subirono delle ristrutturazioni ed ampliamenti lasciando delle orme preziose del ‘300 e del ‘400, nonché dipinti ed opere d’arte. Nel ‘900 il Santuario è stato centro di cultura e di arte: Ciro Pavisa (Mombaroccio 1890 – Pesaro 1972) ha abbellito la Cappella dedicata al Beato con degli affreschi rappresentanti due miracoli del santo, quello delle ciliegie e quello del lupo (1930), il musicista Riccardo Zandonai, durante il passaggio del fronte (1943) ivi compose “Il bacio”, i frati P. Giulio Mencarelli e P. Giancarlo Mandolini seppero attirare molti fedeli, il primo dando grande risalto alla devozione dei bimbi verso Beato e il secondo con le sue numerose pubblicazioni storico-paesaggistiche improntate alla località. Inoltre il Santuario durante il passaggio del fronte bellico (1943/44) divenne centro di solidarietà per l’accoglienza offerta ai numerosi “sfollati”, tra cui anche ebrei rimasti nascosti a lungo nei sotterranei del convento. Tra questi l’ebreo Alfredo Sarano e la sua famiglia, scampati alla shoah, salvati grazie all’accoglienza della comunità francescana ed alla rischiosa complicità dell’ufficiale tedesco Erich Eder che volle proteggerli. Al riguardo recentemente ebbe risonanza nazionale il volume a cura di Roberto Mazzoli “Siamo qui: siamo vivi” in cui viene riportato il diario di Alfredo Sarano scritto in quell’occasione. Nell’Anno Santo della Misericordia (2015/16), il Santuario è divenuto centro di spiritualità per essere stato prescelto dall’Arcivescovo come chiesa giubilare-penitenziale per l’acquisto delle indulgenze.