Messaggio alla città di S.E.R. Mons. Sandro Salvucci – Festa del Voto

Carissimi pesaresi,

siamo giunti al termine della nostra processione. Abbiamo camminato insieme per le vie della città, portando davanti alla Madonna delle Grazie le nostre attese, le nostre speranze, le nostre fatiche e le nostre angosce.

Da 171 anni Pesaro rinnova il suo Voto alla Vergine, facendo memoria di quel 1855, quando, durante la terribile epidemia di colera, i nostri padri si affidarono alla sua intercessione.

Ma ogni anno questa festa ci pone una domanda: che cosa significa oggi, per noi, rinnovare quel Voto?

Negli anni scorsi ci siamo chiesti se la fede sia soltanto uno scudo di protezione dalle difficoltà della vita, una specie di parafulmine; abbiamo riflettuto sulle epidemie del male e dell’indifferenza che attraversano il mondo e le nostre relazioni; abbiamo contemplato Maria come donna capace di mediare, di ricucire gli strappi, di mettere le persone in dialogo.

Oggi vorrei raccogliere questi pensieri attorno a un’espressione che li attraversa tutti: prendersi cura.

Prendersi cura significa anzitutto riconoscere che non bastiamo a noi stessi e che la vita degli altri ci riguarda. Perché il contrario della fede non è soltanto l’incredulità: talvolta è la presunzione di bastare a noi stessi. E il contrario della fraternità è proprio l’indifferenza verso la vita degli altri.

Il Voto del 1855 ci riporta a un momento nel quale la città sperimentò tutta la propria fragilità. Di fronte al colera, i pesaresi riconobbero di non poter controllare tutto e si affidarono alla Madonna delle Grazie.

Anche noi, oggi, siamo tentati di credere che la scienza, la tecnica, il benessere e le nostre capacità possano risolvere ogni problema. Eppure, continuiamo a sperimentare la fragilità della vita, l’imprevedibilità del futuro, il dolore, la solitudine, le ferite delle relazioni.

La fede non ci promette una vita senza difficoltà. Ci offre qualcosa di più profondo: la certezza che non siamo soli ad attraversarle e che anche nelle situazioni più difficili la nostra vita conserva un senso.

Maria ci insegna a fidarci di Dio. Il suo «sì» non nasce dalla presunzione di avere tutto sotto controllo, ma dalla disponibilità a lasciare spazio al Signore.

Ecco il primo significato del nostro Voto: riconoscere che abbiamo bisogno di Dio e che abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Una città cresce non quando ciascuno si chiude nella difesa dei propri interessi, ma quando le persone riconoscono di essere legate da un destino comune.

Se la presunzione ci chiude in noi stessi, l’indifferenza ci impedisce di vedere chi ci sta accanto.

Le guerre continuano a ferire popoli e famiglie. Ma esistono anche conflitti meno visibili: nelle case, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni quotidiane. Esiste l’epidemia dell’odio, che trasforma chi è diverso da noi in un avversario; quella della solitudine, che lascia tante persone senza una voce amica; quella dell’indifferenza, che ci fa assuefatti al dolore altrui.

Come possiamo contrastare queste epidemie?

Negli anni scorsi abbiamo indicato tre verbi, ispirati a Maria: ascoltare, vedere, intercedere.

Ascoltare significa dare tempo all’altro, senza essere sempre pronti a giudicare o a rispondere.

Vedere significa accorgersi di chi rischia di diventare invisibile: l’anziano solo, la famiglia in difficoltà, il giovane che non trova una prospettiva, la persona che soffre senza riuscire a chiedere aiuto.

Intercedere significa mettersi in mezzo per ricucire le relazioni, favorire il dialogo, costruire ponti.

Maria, nel noto episodio evangelico delle nozze di Cana, non rimane spettatrice dell’imbarazzo degli sposi. Si accorge di ciò che manca e si attiva perché la festa possa continuare. Poi indica ai servi la strada decisiva: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Ecco la sua lezione per noi: accorgersi del bisogno non basta; occorre lasciarsi coinvolgere, prendersi cura.

Cari pesaresi, una città diventa più umana quando nessuno è costretto ad affrontare da solo le proprie difficoltà. Per questo ringrazio quanti, nelle istituzioni, nelle parrocchie, nelle associazioni e nel volontariato, si fanno vicini alle persone fragili. Ma questa responsabilità riguarda tutti.

Non possiamo risolvere ogni problema del mondo. Possiamo, però, impedire che l’indifferenza abbia l’ultima parola nella nostra città.

Rinnovare il Voto non significa chiedere alla Madonna di fare al posto nostro ciò che siamo chiamati a fare. Significa affidarle la città e, nello stesso tempo, lasciarci coinvolgere nella sua cura.

Questo vale per chi esercita responsabilità pubbliche, per chi educa, per chi lavora, per chi costruisce opportunità e legami sociali, ma vale anche per ciascuno di noi.

Ai giovani dobbiamo offrire fiducia e possibilità concrete per costruire il loro futuro. Alle famiglie dobbiamo garantire attenzione e sostegno. Alle persone fragili dobbiamo assicurare dignità e prossimità. A tutti dobbiamo testimoniare che le differenze non sono una minaccia, ma possono diventare una ricchezza.

Non si tratta di essere tutti d’accordo. Si tratta di non smettere di cercare insieme il bene comune.

La comunità cristiana desidera contribuire a questo cammino non pretendendo di avere tutte le risposte, ma mettendosi al servizio della città, annunciando il Vangelo e collaborando con tutte le persone di buona volontà.

Il nostro Voto diventa così una promessa rinnovata: la tradizione è viva quando non ci fa soltanto guardare al passato, ma ci rende responsabili del futuro.

Carissimi, vorrei che tornassimo alle nostre case con una domanda semplice: oggi, chi ha bisogno che io mi accorga di lui? Di chi posso prendermi cura? Quale relazione posso ricucire? Quale gesto posso compiere perché qualcuno ritrovi fiducia?

Non occorrono grandi imprese. A volte la città cambia perché una persona decide di ascoltare, un’altra di perdonare, un’altra ancora di non voltarsi dall’altra parte.

Maria, Madonna delle Grazie, custodisca Pesaro e ci accompagni nel costruire una città più fraterna, più umana e più capace di speranza.

A tutti voi la mia benedizione e, con le parole di San Francesco, vi dico: «Il Signore vi dia pace».

 

+ Sandro Salvucci
Arcivescovo di Pesaro e Arcivescovo di Urbino, Urbania e Sant’Angelo in Vado